INTERVISTA A DRAGAN TRAVICA

Travica: "Vado a Perugia
ma vivrò a Padova"

07/05/2020 13:14

Padova è sempre stata il centro del suo universo. All’ombra delle cupole del Santo Dragan Travica è nato il 28 agosto del 1986, quando papà Ljubomir, detto “Ljubo”, vestiva la maglia del Petrarca e con le sue schiacciate infiammava quello che allora si chiamava semplicemente “palazzetto dello sport di San Lazzaro”, la Kioene Arena di oggi. Qui il piccolo Dragan (piccolo si fa per dire, visto che supera i due metri di altezza) è cresciuto giocando anche a calcio prima di sposare lo stesso sport di papà che seguiva dagli spalti. Qui tre anni fa l’adulto Dragan ha deciso di tornare, dopo aver vissuto lontano da casa la sua consacrazione nel ruolo di palleggiatore. “Volevo realizzare il mio sogno di portare in alto la Pallavolo Padova – racconta Travica – Arrivavo da un periodo passato all’estero, ero stanco di girare. Volevo stabilità e questo mio desiderio si è sposato con le esigenze di quel momento della società padovana. Coi dirigenti si son create subito empatia, coesione e voglia di rilanciarsi. Il Coronavirus però ha spazzato via tutto due mesi fa, lasciando incompiuta una stagione che poteva regalarci grosse soddisfazioni. E a me è arrivata un’offerta da Perugia che non potevo certo rifiutare...”.


PROSSIMA TAPPA: PERUGIA


Un’offerta che Dragan ha accettato ufficialmente proprio oggi. “Ho 34 anni e sinceramente non so quanti anni ho davanti per giocare ancora. A Padova mi son trovato meglio che in qualunque altro posto in Italia e nel mondo e nel mio cuore so che è un arrivederci. Tornerò ancora qui prima di lasciare definitivamente la pallavolo e coi dirigenti ci siamo salutati con tanta malinconia perché c’è un rapporto fantastico, maturo. Però...”. Però? “Però Perugia davvero rappresenta un treno sul quale non potevo non salire. Io ho sempre seguito il mio istinto: nel 2013 quando dalla Lube (dove ha vinto sia scudetto che Supercoppa italiana, portando a casa anche un bronzo dalle Olimpiadi di Londra con la nazionale nel 2012, ndr) son partito per la Russia tutti mi hanno detto: ‘ma dove vai?’. Invece io sentivo che per me sarebbe stato un trampolino di lancio e così è stato (è poi stato anche in Turchia e in Iran, ndr). Sono sempre stato ambizioso e affamato di vittorie. Diciamo che la fame, in questi ultimi anni, mi è salita ancora e quando è arrivata la proposta di Perugia non ho potuto dire di no”.


PADOVA PER SEMPRE LA SUA CITTA'


Padova però rappresenterà sempre il ritorno a casa per Dragan Travica. “Qui ho i genitori, gli amici d’infanzia. Qui vivo. E qui ho iniziato una nuova avventura. Quella che probabilmente sarà il mio lavoro dopo che avrò smesso di giocare”. Si tratta di “Spazio 21”, un’area vicino alla zona industriale, che ha preso in gestione con gli amici Andrea Garghella e Davide Grigolon realizzando campi da beach volley, beach tennis e di paddle. “Stiamo facendo proprio in questi giorni lavori di manutenzione, sperando che entro fine mese si possa riaprire. Magari anche prima per quanto riguarda il beach tennis, in cui le distanze di sicurezza possono essere rispettate più facilmente”.


"IL VOLLEY NON E' PERICOLOSO"


A proposito: c’è chi dice che la pallavolo è tra gli sport più pericolosi dal punto di vista della trasmissione del Coronavirus. “Non credo proprio sia così, anzi – sorride Dragan – spesso ci etichettano come delle ‘fighette’ proprio perché nel volley non c’è il contatto fisico e c’è sempre una rete di mezzo. E’ vero che siamo vicini agli avversari quando andiamo a muro ma non ci si può toccare perché è fallo. L’unico vero problema, oltre al fatto che tocchiamo la stessa palla, è semmai che giochiamo al chiuso in un palazzetto. Però spero si possa riprendere quanto prima almeno con gli allenamenti, visto che ormai il campionato è stato definitivamente sospeso”.

(Martina Moscato)


 

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