CITTADELLA

I risotti di Marchetti:
"quanto manca il calcio"

16/05/2020 10:17

Senza calcio non sa stare, Stefano Marchetti. Uomo di campo, sempre attivo, sempre attento per scoprire giocatori e talenti di uno sport che ama: "All'inizio della quarantena, mi ero riproposto di guardare centinaia di partite. Non ci sono riuscito. Ho avuto un rifiuto. Non avevo la concentrazione necessaria. L'incertezza sul futuro mi ha giocato un brutto scherzo".


Il direttore generale del Cittadella, si racconta a 360°, via Skype.


Come si sta senza calcio giocato?

Male. Un disastro. Al di là del calcio, a preoccupare sono le incertezze sul futuro e sulle ripartenze in sicurezza. E' un momento di stand by pericoloso e non vedo un futuro così roseo. Ci vorrà molto tempo per tornare alla normalità. Non solo nel calcio.


Ha voglia di tornare a vivere le emozioni che solo lo sport giocato può dare?

Tanta. Personalmente avrei anche voglia di tornare a vivere in maniera decente. Per un po' sopporti il sacrificio. Poi è pesante. Il calcio mi manca tanto. E' la mia vita. Ma anche tutto il resto diventa complicato.


Com'è la sua vita in questo momento?

Non sono riuscito a guardare le partite nei particolari. Le giornate sono lunghissime. Dormo poco la notte. Ho fatto cose nuove che non avevo mai fatto. Cucinare, ad esempio, mi rilassa. Mi sto cimentando nella preparazione dei risotti: con gli asparagi e col parmigiano. Per ora i risultati non sono ottimi, ma migliorerò.


Cosa le dà sollievo?

Ho fatto sport, ma non so se, alla mia età, questo faccia bene (ride, ndr). Meglio lasciarlo ai giovani.


Ha sentito i suoi colleghi?

Sì, ci continuiamo a rapportare tra colleghi, ma poi, senza partite, di cosa parli. L'incertezza interviene anche in questo campo.


Com'è la situazione della squadra?

E' difficile motivare i giocatori. Le prime tre telefonate, il tenete duro, ci stanno. Poi il resto acquista meno senso. Stiamo parlando di ragazzi che hanno vissuto da soli nei loro appartamenti per due mesi. Ora vedono un piccolo spiraglio. Almeno possono allenarsi singolarmente al campo. E' uno sfogo. Però pensare al protocollo che impone un ritiro di altri 20 giorni, diventa complicato.


Sarebbe un problema giocare quest'estate?

Stanno facendo questo tentativo. Ma la sicurezza del "virus zero" non ci sarà mai. Sarebbe importante importante convivere, col virus. Se riparti, non puoi fermare tutto se c'è un contagio. Sarebbe compromettente, la fine di tutto. La possibilità del contagio c'è. La Germania continua. Viviamo alla giornata.


La vita insegna che, dopo i periodi bui, viene la luce.

C'è un sogno da realizzare. La Serie A cancellerebbe gran parte di questa situazione difficile. Vorrebbe dire chiudere un cerchio e fare qualcosa che in pochi hanno realizzato. Qui a Cittadella, entreremmo nella storia del calcio.


Arrivederci al prossimo risotto?

Sì, sto provando a fare anche qualche torta, ma per ora non sono venute bene.



Marco Campanale





 
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